Tempi sempre più lunghi. Sono quelli che devono sopportare le imprese italiane prima di ricevere il saldo per le forniture alla Pa. Una situazione che si sta aggravando. È lo scenario che emerge dall’inchiesta del Sole 24 Ore tra alcune associazioni imprenditoriali, che lamentano un monte crediti della Pa verso le imprese di 34,6 miliardi, poco meno della metà rispetto alla stima di circa 70 miliardi fatta da Abi-Confindustria. E nell’ultimo biennio, a dirlo è una ricerca di Unioncamere Lombardia, per quasi un’impresa su due c’è stato un peggioramento dei ritardi. Il Sole 24Ore ha dedicato un’inchiesta (nell’edizione del 21 novembre a pag. 18) su questo argomento e ho avuto il piacere di essere tra gli imprenditori intervistati. Dalla rassegna stampa del sito Cogip vi sottopongo l’intervista

Il caso/2. La Tecnis di Catania

«Ai miei cantieri incassi regolari nell’80% dei casi»

«Ci sono realtà drammatiche ma non si può sparare nel mucchio». Mimmo Costanzo – titolare della Tecnis, azienda di costruzioni con sede a Catania che fattura 300 milioni di euro – sui pagamenti della pubblica amministrazione traccia una linea ben precisa tra chi rispetta i tempi e chi soffre di ritardi ormai cronici. «La situazione in Campania,

per esempio, è drammatica. La regione non paga da un anno e mezzo e non è un caso isolato. Il consorzio autostradale siciliano, infatti, ormai ha superato i due anni di ritardo sui pagamenti. Situazioni disperate che mettono a repentaglio soprattutto la sopravvivenza delle piccole imprese». E non solo. Il ritardo innesca un meccanismo vizioso per cui i cantieri si fermano, i tempi di lavoro non vengono rispettati e le opere pubbliche aumentano in modo enorme i propri costi e spesso compromettono la qualità del risultato. «Il contenzioso con le amministrazioni

ha costi altissimi per le imprese. La mia azienda, facendo grandi infrastrutture, ha soprattutto rapporti con grandi stazioni appaltanti come Anas, Ferrovie e Italfer, quindi per l’80% del fatturato riesce a incassare in tempi ragionevoli. Parliamo di circa 60 giorni che, ultimamente, alla luce delle difficoltà crescenti, stanno diventando anche 80/90». Nel 20% dei casi, però, incassare il dovuto è opera difficile, aggravata dal fatto che, spiega Costanzo «le banche non anticipano più i contratti o le fatture di enti che non hanno credibilità sui pagamenti. Al di là della cassa, però, che certamente condiziona i pagamenti della Pa, io sono convinto che la differenza la facciano le persone.

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Ci sono infatti regioni del Mezzogiorno, con pochi soldi, che pagano con regolarità. E comunque, per non innescare i meccanismi perversi dei contenziosi, basterebbe che gli enti commissionassero solo le opere per le quali hanno una reale copertura finanziaria».