Dal Sole24Ore del 27 gennaio 2011 un intervento del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che vi invito a leggere

con attenzione.

Nicoletta Picchio

ROMA. Un paese che cresce troppo poco. «Su questo occorre concentrare gli sforzi, essere tutti uniti per uscire dalla crisi». Emma Marcegaglia torna sul problema principale che affligge l’economia italiana e che arriva da lontano: «Sono 15 anni che il nostro prodotto interno lordo è inferiore alla media europea, una situazione che sta continuando anche ora».
Bisogna cambiare passo. Ed è di questo che ieri mattina si è discusso nella riunione della giunta di Confindustria, la prima del 2011, oltre che di riforma della contrattazione. Di crescita ed Europa la Marcegaglia ha parlato ieri sera anche al Forum di Davos, nel dibattito con altri manager ed economisti internazionali, soffermandosi sulla necessità di andare avanti su un mercato unico europeo come opportunità di sviluppo: occorre un mercato europeo dell’energia, abolire le barriere tecniche e normative, attuare in pieno la direttiva sui servizi, abolire le barriere fiscali e rafforzare le regole sulla doppia tassazione, evitare protezionismi.
L’economia italiana ne trarrebbe un forte impulso. Proprio ieri è stato pubblicato l’ultimo report del Centro studi, Congiuntura flash. A riprova delle preoccupazioni della Marcegaglia, l’economia mondiale è «tornata vigorosa», il 2011 si presenta come «l’anno della stabilizzazione e della riduzione dell’incertezza». Ma «l’Italia non tiene il passo», afferma il Centro studi, e «fatica ad andare oltre l’1% di Pil». La produzione industriale è sostanzialmente invariata, (-0,3% nel quarto trimestre 2010, +1,1 in novembre), ma complessivamente è del 17,8% sotto i livelli pre-crisi. E nei primi tre mesi del 2011 restano negative le aspettative delle imprese sulle assunzioni, anche se ad ottobre-novembre gli occupati sono saliti dello 0,3 e la Cig è calata a fine anno.
Troppo poco per creare maggiore ricchezza e nuovi posti di lavoro. «L’Italia ha bisogno di essere governata e di fare delle scelte. Non c’è bisogno di conflittualità politica, che non fa bene a nessuno. Tutto il paese ha bisogno di ritrovarsi e di agire, per uscire dalla crisi», ha detto la Marcegaglia, parlando a margine della presentazione di Unindustria, la nuova realtà associativa che riunisce le territoriali di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo: «Un esempio di innovazione che parte dal territorio».

Nessun attacco al governo, ha voluto chiarire, dopo le polemiche seguite alle sue parole di qualche giorno fa, su un’azione insufficiente da parte dell’esecutivo. «Fa parte del normale dibattito. Il ministro Romani ed anche altri hanno capito che la mia volontà non era di attaccare l’esecutivo, ma di sollecitare scelte adeguate per crescere. Abbiamo bisogno di una politica in grado di governare, che non sia afflitta da conflitti continui». Ed ad una domanda se siano da preferire le elezioni piuttosto di uno stallo, la Marcegaglia ha risposto: «Sono due iatture, ma non sta a me dirlo».
Il sistema imprenditoriale ha tenuto, siamo la quinta potenza mondiale e il secondo esportatore dopo la Germania in Europa. Ma ora la priorità è agire al più presto per sbloccare l’economia: «C’è un problema di disoccupazione giovanile, c’è da definire il nuovo patto di stabilità in Europa, dovremo presentare il nostro piano sui conti pubblici e sulla competitività. C’è bisogno di essere uniti». Temi che la Marcegaglia ha ripreso anche ieri a Davos, convinta che un sistema di sanzioni semi-automatico possa essere un buon incentivo per promuovere una disciplina fiscale all’interno del patto di stabilità.
Una delle sfide prioritarie è ridurre la spesa pubblica. Il federalismo, secondo la Marcegaglia, potrebbe essere una riforma positiva se raggiunge questo obiettivo, se avvicina chi governa ai cittadini. «Dobbiamo capire, però, come verrà realizzato e se non porterà invece un aumento delle tasse e delle spese». Sempre sul versante dei conti pubblici, se la presidente degli industriali boccia l’idea di una patrimoniale, pensa alla vendita degli immobili pubblici: «Ci sono 500 miliardi di beni, di cui 385 vendibili. Siamo disponibilissimi ad andare avanti su questa strada».
Intanto sul versante del credito, sono in vista buone notizie per le imprese: con il ministero dell’Economia, l’Abi e le altre associazioni imprenditoriali, ha annunciato la Marcegaglia, si sta definendo una proroga di sei mesi della moratoria dei debiti, che scade il 31 gennaio. Si è quasi raggiunto un accordo anche su un allungamento della durata dei finanziamenti e la possibilità di una copertura del rischio tassi.
Un’attività di Confindustria, quindi, ad ampio raggio, non solo limitata ai temi sindacali, che continua a dare ruolo e peso specifico alla confederazione, come ha sottolineato il presidente degli industriali di Bari, Alessandro Laterza, intervenuto in giunta, con altri imprenditori presenti, sulle analisi critiche dell’ex direttore generale, Innocenzo Cipolletta, «lette con sorpresa e dispiacere».
Nella giunta si è parlato anche dello strappo di Fincantieri, che ha sospeso il pagamento delle quote: una chiarimento che ha aperto la strada, come hanno detto il presidente dell’azienda e quello degli industriali genovesi, Corrado Antonini e Giovanni Calvini, ad una soluzione.