In un articolo pubblicato da MilanoFinanza si racconta del seminario tecnico-operativo su «La collaborazione italo-brasiliana per lo sviluppo delle infrastrutture», che ha visto protagoniste alcune imprese italiane specializzate appunto in infrastrutture. Nell’intervista rilasciata a Carlo Lo Re spiego il mio punto di vista su questo delicato argomento.

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Organizzato dall’Ambasciata d’Italia, si svolge oggi a Brasilia il seminario tecnico-operativo «La collaborazione italo-brasiliana per lo sviluppo delle infrastrutture». L’obiettivo è mettere in luce le

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eccellenze del sistema imprenditoriale italiano (fra i partecipanti aziende del calibro di Enel, Cogipower, Impregilo, Italfer, Tecnis, Saipem), favorendo i contatti fra le aziende tricolore e partner locali, ma fra anche banche italiane e brasiliane e le aziende. Dalla Sicilia viene la Tecnis Spa (al 50% del Gruppo Cogip), società catanese guidata da Mimmo Costanzo e Concetto Bosco, che opera nel settore delle infrastrutture e delle grandi opere. Negli ultimi anni l’azienda è riuscita a divenire uno dei player più dinamici sul mercato italiano e internazionale, assumendo il ruolo di principale generai contractor del Sud Italia.

Le sue aree di intervento sono le infrastrutture viarie, ferroviarie, marittime e di edilizia civile, come alcuni lotti autostradali della Salerno-Reggio Calabria, la rifunzionalizzazione del porto di Genova o l’autostrada Sfax-Gabes in Tunisia. Della missione brasiliana MF Sicilia ha appunto parlato con Mimmo Costanzo. Inevitabile puntare l’attenzione sul processo di internazionalizzazione in corso. «Tutti i settori hanno oggi bisogno di nuove opportunità di sviluppo», esordisce Costanzo, «opportunità che nel nostro Paese cominciano a essere minori, specie nel campo delle infrastrutture e delle grandi opere. Occorre quindi dare per scontata l’attenzione ad altre aree geografiche, muoversi nelle quali però non è semplice. Anzi, diciamo chiaro che internazionalizzare secondo me è una delle cose più difficili che possa fare un’ impresa». Non si tratta, ovviamente, solo di ostacoli legati alla differenza di lingua o di cultura. «Personalmente sto sperimentando ogni giorno», spiega Costanzo, «quanto sia difficile per un imprenditore italiano andare all’estero, lanciare un messaggio competitivo, valutare attentamente lo scenario strategico e studiare tutti gli indicatori necessari a fare scelte vincenti. Ed è per questo motivo che nella recente occasione della convention Abi di Messina ho parlato dell’esigenza di avere un’interazione forte col sistema bancario. Sono loro, le banche, che devono dare una mano alle imprese a studiare i numeri e i macroindicatori dei Paesi che si vanno ad approcciare». Internazionalizzando diviene fondamentale conoscere anche il grado d’ incertezza e di rischiosità del Paese dove si intende operare, ma anche la sinergia fra le aziende provenienti dalla stessa area. «Le imprese intenzionate a provare la carta estera», continua Mimmo Costanzo, «dovrebbero allearsi sia nella fase di sperimentazione, sia quando si cerca di conquistare uno spazio preciso nei mercati dove si è scelto di investire».

Altro aspetto importante cui guardare quando si pensa di internazionalizzare è il complesso di norme e regole del luogo dove si va. «Ovviamente nessuna regola di mercato diventa difficile operare», evidenzia Costanzo, «quindi è bene chiarire che oltre al pii in crescita e alle opportunità di sviluppo, nello scegliere il Paese dove andare a lavorare è bene che si ponga l’attenzione a un chiaro sistema di regole. Insomma, credo sia ben difficile che le aziende italiane trovino spazi là dove non vi sono regole certe, equilibrate e chiare per tutti». Tecnis è presente anche in Tunisia, dove sta ultimando una sede stradale e alcuni nodi ferroviari. E ora è la volta del Brasile, Paese in pieno boom economico. «A Brasilia», spiega Costanzo, «l’ambasciatore italiano, Raffaele Trombetta, ha organizzato un importante incontro allo scopo di promuovere le imprese nazionali. La nostra decisione di investire in maniera significativa in questo Paese dipende dalle condizioni di crescita, sicuramente, ma anche dal fatto che esistono delle regole, nel business come nei rapporti interpersonali. Per esempio, ho potuto appurare che i brasiliani sono puntualissimi».

Ma la spinta a internazionalizzare viene anche e soprattutto dalle banche italiane, che ormai da tempo ritengono la tendenza estera del fare impresa un trend inarrestabile. «Sappiamo bene», nota Costanzo, «come le risorse finanziarie in questo momento siano molto scarse. Le banche hanno “chiuso i rubinetti”, come si suole dire, perché la raccolta è diminuita. E se manca la raccolta di conseguenza mancano anche gli impieghi, semplice. Quanto alla propensione degli istituti di credito verso le imprese che scelgono i mercati esteri, l’esperienza che ho mi dice che innanzitutto per ottenere dei prestiti dall’ autorità bancaria bisogna dimostrare la bontà dei propri progetti. Nonché, ovvio, la capacità che si ha di rimborsare le somme chieste alla banca. Il che credo valga in Italia come nel resto del mondo». (riproduzione riservata)