Intervista pubbblicata oggi su “La Sicilia”

RAGUSA. Si può continuare a fare impresa in Sicilia (e in Italia) “nonostante tutto”? Si può cercare di farlo non limitandosi ad una coraggiosa resistenza, ma provando a spingersi un po’ oltre con una consolidata presenza e una potenziale prospettiva?

Mimmo Costanzo dice di sì, lo dice chiaro e tondo, non lo lascia soltanto intendere, non solo intuire dalle prime parole.

«La sede operativa del nostro gruppo – racconta – è sempre stata ed è rimasta a Catania. Anche oggi che operiamo molto a livello nazionale ed internazionale, è lì che batte il cuore dell’azienda».

Ma, aggiungiamo subito, non è solo questione di logistica, non solo si sede sociale della Tecnis spa o di direzione operativa e organizzativa. L’impresa di Mimmo Costanzo nasce catanese e qui continua a vivere, pure in questo momento in cui i migliori ingegneri, i tecnici, le squadre più collaudate fanno la spola nientemeno che con il Brasile. Dove stanno lavorando, per progetti proiettati nel presente e nel futuro della nazione carioca, imprese di tutto il mondo.

Allora, Mimmo Costanzo, partiamo da qui. Si lavora meglio con il Brasile che in Sicilia? Dove sta la differenza?

«Il Brasile sta investendo molto, ha scelto di spendere risorse straordinarie per l’infrastrutturazione del Paese, per questo ha aperto a imprese che sono in grado di portare tecnologie e progettualità avanzate. E devo dire che, cercando un punto di vantaggio a favore di quel Paese, che sul piano tecnologico i rapporti tra imprese e Stato sono molto più veloci, diretti, immediati. Molto più che da noi».

Una delle lamentele più ricorrenti di voi imprenditori è legata alla lentezza della Pubblica amministrazione e alla sua inefficacia. Soprattutto riferendosi a Paesi a noi più vicini.

«Beh, se pensiamo alla Germania, per esempio, è chiaro che la nostra burocrazia rappresenta uno degli ostacoli più grandi agli investimenti, sia delle imprese italiane che di quelle straniere.

Per fare partire e arrivare una pratica da noi non passano meno di sei mesi, un tempo inimmaginabile in Germania, ma anche negli altri Paesi europei, compresi quelli dell’Est che sono lanciatissimi e stanno investendo moltissimo. Lì i tempi sono rapidi, e così si lavora di più e meglio. Da noi ci avvolgiamo in decine di passaggi, richieste, uffici, funzionari, ostacoli e sembra di non arrivare mai alla meta ».

Continuiamo a parlare di Italia da rilanciare, imprese da salvare, imprenditori da fermare prima che fuggano all’estero. Ma parlare e non abbassare le tasse per le imprese a che serve?

«Serve a demotivare. E’ questo un errore che paghiamo da anni e che adesso, in piena crisi, è diventato devastante.

Non è possibile che le imprese italiane siano tassate al 50%, mentre sempre in Germania la tassazione si ferma al 32%. Pensate quanto ossigeno avrebbe il nostro sistema delle imprese se si ritrovasse quei profitti, per potere fare investimenti, ricerca, innovazione tecnologica».

Lei ripete spesso, a proposito di ricerca e formazione, che l’Italia, e la Sicilia ovviamente, sono rimaste molto indietro su questo terreno. Mentre si può dire che tutti gli altri ci abbiano puntato. La Turchia, per esempio…

«La Turchia, effettivamente, sta conoscendo una fase di sviluppo eccezionale grazie anche al fatto che è stato creato un polo di eccellenza tra i più innovativi e moderni d’Europa, dove si sono formate e si stanno formando grandi professionalità, dove nascono idee, progetti avanzati. E’ stata una scelta coraggiosa, perché i risultati in questo campo sono a media e lunga scadenza, ma se non si comincia non sboccia nulla. E in Italia siamo molto in ritardo».

Voi avete un gruppo che resiste, nel senso che riuscite a lavorare ancora in Sicilia, a opere strategiche molto importanti, infrastrutture essenziali.

«Un Paese che non abbia infrastrutture moderne rischia di restare indietro, di essere superato anche da chi è partito molto tempo dopo. La Sicilia potrebbe essere la California d’Europa, per le bellezze, il clima, le risorse che ha, l’interesse e la curiosità che suscita. Ma senza adeguate infrastrutture questa terra non può decollare. Per di più aggiungiamo che da anni non si riescono a spendere i fondi europei che ci avrebbero consentito di realizzare interventi strutturali di straordinaria importanza».

In questo contesto, Costanzo, lei se ne frega del “nonostante tutto” e delle difficoltà oggettive, resta in Sicilia, dove sta lavorando anche alla superstrada Nord-Sud, è pronto a fare la sua parte nella Ragusa-Catania, ed è persino ottimista. Che cosa ci sfugge? E’ cambiato qualcosa all’improvviso?

«Sono un ottimista per natura, ma lo sono anche alla luce di dati di fatto, dell’impegno che continuiamo a mettere noi nella nostra attività e tante altre imprese grandi e piccole, del fatto che abbiamo straordinarie risorse e una grande volontà. Credo che il nuovo governo nazionale, dopo un periodo di dieta ferrea imposta dalla gravità della crisi, sta cominciando ad affrontare seriamente e concretamente la questione del rilancio, della ripartenza della nostra economia, dell’occupazione, della competitività. Enrico Letta è un personaggio molto preparato, anche con competenze economiche, parla tre lingue, gode di una buona reputazione e di credibilità tra i nostri partner europei. E’ il momento di crederci, di metterci anche una dose di ottimismo supplementare, perché no? ».

A. LOD.