Dalla sezione rassegna stampa del sito Cogip , vi invito a leggere un articolo a cui personalmente tengo molto. Si tratta di un reportage realizzato dal Süddeutsche Zeitung, giornale tedesco a tiratura nazionale, sulla mia storia personale e imprenditoriale. Di seguito la traduzione dell’articolo.

La missione del siciliano

L’imprenditore Mimmo Costanzo di Catania fa furore nel Nord Italia con affidabilità e efficienza

Il saluto non era molto accogliente. Quando Mimmo Costanzo, imprenditore nel settore delle costruzioni, della città siciliana di Catania, 1.300 km lontano da casa sua, a Nord, nel Veneto, ha vinto un appalto per costruire un ponte sul fiume Piave, lì il Consiglio comunale gridava «La mafia prende con forza gli appalti». I titoli della stampa regionale erano simili. Il siciliano non poteva aspettarsi di essere accolto a braccia aperte nell’hinterland veneziano. Qui governa la Lega Nord e l’odio del partito per gli stranieri – se meridionali o africani non cambia nulla – avvelena l’ambiente. Costanzo risponde a modo suo: «Quello che conta, sono i fatti», dice l’imprenditore oggi, col senno di poi. Si riferisce al suo lavoro. E proprio con questo

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ha convinto la gente del Piave.

La sua azienda lavorava anche di notte. Questo ha convinto gli enti appaltanti

Nel 2006, a San Donà non c’era bisogno di tale arroganza. La costruzione del ponte si trascinava da 11 anni. Da 4 anni il cantiere era orfano, perché l’azienda incaricata era fallita. Tipico dell’Italia. Ora entrava in gioco la Tecnis di Costanzo, che ha costruito nello spazio di un anno un ponte di 512 metri di acciaio e cemento. I veneziani potevano vedere brillare anche di notte i fiumi di scintille della saldatura, di giorno la gente correva al fiume per vedere la più grande gru d’Italia in azione. Così Costanzo ha vinto subito il successivo contratto nel paese della Lega.

Un anno fa, le sue squadre di costruzione sono arrivate sulla A3 Salerno-Reggio Calabria – uno dei più grandi progetti d’infrastruttura Italiana, da sempre incompito. Da 40 anni il collegamento alla Sicilia è uno dei cantieri da sempre «in costruzione» più «malfamato» – e la ‘Ndrangheta ci guadagna bene. L’ente appaltante Anas ha affidato alla Tecnis la modernizzazione di 22 km di autostrada con 9 gallerie. «Abbiamo lavorato su 20 fronti simultaneamente», dice il fondatore della Tecnis. Ora il tratto è completato. La puntualità è un fattore decisivo per Costanzo per il successo della sua azienda. «Solo così miglioro la nostra reputazione e abbasso i costi».

Oggi i siciliani come Costanzo si incontrano sempre più spesso. Il maratoneta di Catania è un esempio tipico per la nuova generazione di giovani aspiranti imprenditori che non accettano la passività, l’autocommiserazione e i legami con la mafia delle generazioni precedenti. «Invece di piangerci addosso, preferiamo rimboccarci le maniche», dice Costanzo. Invece di chiedere sovvenzioni statali, lui consiglia ai colleghi di esplorare nuovi mercati fuori dalla Sicilia. Questo, al 49enne, è riuscito alla grande. Nel 1999, il laureato in Economia fonda insieme a un ingegnere l’azienda Tecnis. Oggi, la più grande azienda di costruzioni in Sicilia produce l’80% del suo fatturato totale di 300 milioni di euro fuori dall’isola.

La Tecnis costruisce con i suoi 1.500 dipendenti strade, ponti, gallerie, porti e ospedali in Italia e all’estero, soprattutto nel Maghreb. Per Costanzo, l’Africa è un mercato per fare crescere la sua azienda. La sua storia incoraggia. Laureato, inizia nell’azienda familiare, che opera da tre generazioni nel settore della commercializzazione di prodotti e servizi energetici. All’inizio degli anni 90 viene eletto presidente dei Giovani industriali della Confindustria della sua città di Catania. Nel 1993 il sindaco di Catania, Enzo Bianco, chiama il 31enne nella Giunta comunale e gli affida la posizione di assessore al Bilancio, al Commercio e allo Sviluppo economico. Costanzo è ancora oggi entusiasta di quel «periodo bellissimo». All’epoca, Catania stava cambiando molto: una classe di politici corrotti era appena stata licenziata e alcuni cittadini di Catania avevano preso posto nel governo della città. Costanzo ha spinto in particolare il risanamento del bilancio e si è occupato del sostegno a nuove imprese e investitori. In Italia si parlava della «Primavera catanese». E Costanzo rincomincia nell’azienda familiare: suo padre aveva rilevato una piccola azienda specializzata nei lavori stradali. L’azienda aveva il know-how necessario, ma pochi contratti e una serie di debiti. C’era bisogno di un risanatore, e il padre affida il compito a suo figlio. Dopo 4 anni l’azienda è risanata. In quel periodo, Costanzo rivede un vecchio amico e insieme decidono di entrare nel settore costruzioni e infrastrutture. Il settore e la missione li attirano, racconta Costanzo.

Lui considera la carenza di infrastrutture e il grande gap rispetto al Nord Italia come il più grande ostacolo per il Sud. Per Costanzo, fare l’imprenditore significa anche assumere una responsabilità sociale. Dalla piccola azienda specializzata nei lavori stradali nasce nel 1999 la Tecnis, la quale cresce velocissimamente.

La Sicilia è allo stesso tempo la croce e l’orgoglio del imprenditore. Tutto qui risulta difficile. Superare gli ostacoli burocratici, assorbire i maggiori costi, combattere l’intreccio tra mafia, politica e economia rendono difficile lo sviluppo del libero mercato.

Però, Costanzo riconosce al suo Paese molti vantaggi di cui non vorrebbe fare a meno, pur vivendo da un anno con la famiglia a Roma. A oggi, la Sicilia possiede un’alta «cultura delle costruzioni»; inoltre dispone di straordinari lavoratori che hanno sviluppato una forte carattere come conseguenza del difficile ambiente in cui sono cresciuti.

Costanzo non lotta da solo. Gli imprenditori siciliani si difendono fortemente contro lo strangolamento della mafia. Persone come l’imprenditore e presidente degli industriali regionali Antonello Montante o ancora il ristoratore Vincenzo Conticello si sono opposti al terrore del pizzo di Cosa Nostra. Oggi sono simboli della rivolta contro la mafia e vivono sotto la protezione della polizia. Gli imprenditori siciliani hanno votato un codice etico che impone l’esclusione dall’associazione delle persone che collaborano con la Mafia. «La rivolta di 6 anni fa ha cambiato il mondo», dice Costanzo.

Lui, che è nato e cresciuto come figlio di un imprenditore, conosce bene il clima della paura. Oggi, la gente si è fatta coraggio, dice lui. Questo è grazie alla giustizia che lotta con successo contro la criminalità organizzata e che assiste gli imprenditori e li difende quando denunciano ricatti. «Abbiamo capito che senza una liberazione dalla mafia, la Sicilia non avrà mai un vero sviluppo economico», dice Costanzo.