Ieri ho partecipato a un interessantissmo momento di riflessione: il convegno dal titolo “Fondazioni, Family Reputation & Sostenibilità Intergenerazionale” . Un’occasione di confronto su temi che riguardano la famiglia e l’impresa, l’economia e il cuore, la corporate reputation e la responsabilità sociale. Innanzittutto, per capire il contesto, vi segnalo due articoli sull’argomento: Leggi l’articolo su “La Sicilia” Leggi l’articolo su www.ilsole24ore.it E poi vi sottopongo una mia personalissima riflessione, frutto dell’esperienza mia e della mia famiglia. Sin da piccolo, all’interno della mia famiglia, ho “respirato” l’aria d’impresa. Osservando mio padre al lavoro, prima ancora di essere al suo fianco, ho subito avuto l’opportunità di apprendere alcuni valori che mi ha trasmesso in modo “naturale”. Bastava guardarlo mentre era in azienda: l’orgoglio di vedere crescere l’azienda; l’onestà e l’affetto nei rapporti umani con i dipendenti; il clima di fiducia reciproca nel rapporto con i fornitori e con le banche; il senso del dovere nei confronti della comunità; il rispetto delle regole. Appena laureato ho cominciato a lavorare subito nell’azienda della mia famiglia. L’ingresso non è stato “forzato” o “innaturale”, ma c’è stato un periodo iniziale – durato circa 2 anni – in cui mio padre ha svolto un importante ruolo di tutor nei miei confronti: mi ha seguito, mi ha incoraggiato, mi ha trasferito “sul campo” tutto il bagaglio di esperienze che ho arricchito giorno dopo giorno. Io, da parte mia, in questo percorso di crescita ho messo l’entusiasmo di un laureato (i sogni di un giovane, la modestia di chi vuole imparare e migliorare) e adesso, a distanza di tempo, ho un ricordo bellissimo di quel periodo di “prova” accanto a mio padre. Ma dopo 2 anni c’è stata una svolta nella nostra impresa di famiglia. Mio padre ha deciso di fare un passo indietro e di far diventare i suoi figli protagonisti del futuro (ma anche del presente) dell’azienda. Mi vengono in mente due aggettivi per definire questa scelta: CORAGGIOSA e LUNGIMIRANTE CORAGGIOSA perché premia il ricambio generazionale, andando controcorrente rispetto all’atteggiamento degli imprenditori che tendono ad accentrare il controllo della propria azienda senza cedere – se non “virtualmente”, talvolta soltanto sulla carta – alcun pezzo della governance aziendale che resta invece ancorata alla generazione precedente. Ma la scelta di mio padre è stata anche LUNGIMIRANTE, perché ci assegnato ruoli precisi, ai quali corrispondevano responsabilità altrettanto precise: un modo per evitare conflittualità, ma soprattutto un sistema che premia il merito. Io, ad esempio, diventai direttore commerciale. E nello svolgere questo compito avevo chiaro in testa che al ruolo corrispondeva una responsabilità, con una precisa misurazione del merito basata sui risultati concreti. Questo contesto di libertà vincolata alla meritocrazia mi permise quasi subito di fare un altro passo avanti: l’esplorazione di un nuovo orizzonte, l’ingresso in un settore nettamente diverso da quello dell’azienda di famiglia. Per me fu la vera “prova del fuoco”: stavolta ero da solo. Davanti a nuovi mercati, nuovi competitors, nuovi fornitori, nuovi rapporti con committenti e istituti di credito. Ed è a questo punto che è avvenuta l’altra svolta decisiva del mio percorso imprenditoriale. Ho creato una mia azienda. Una struttura manageriale, con un’organizzazione diversa dall’impresa di famiglia dove era cominciata la mia attività. Ma trasferendo i valori più sani del family business nella nuova sfida: la scelta dei manager è fondata sulla condivisione di valori e obiettivi, pertanto si può dire che essi diventano pezzi di una sorta di famiglia allargata. L’altro passo avanti è di tipo dirigenziale. I manager più meritevoli, quelli con cui si è cementato al massimo proprio il concetto di “famiglia allargata”, diventano dirigenti dell’azienda: entrano nel board, rivestono cariche di vertice nei Cda. Per chi ha fondato un’azienda e la dirige ciò significa perdere una parte del proprio potere, non è una scelta facile. Ma anche in questo contesto – così come fu nel passaggio generazionale con mio padre – i valori sono sempre gli stessi: i legami affettivi con chi ti sta accanto da anni, ma soprattutto la fiducia, la capacità, il merito. L’azienda non è una cellula a se stante, ma un organismo aperto ai territori, un bene “sociale”. Ed un dovere – a maggior ragione per un’impresa di famiglia e con valori “familiari” sani – rivalutare la funzione sociale dell’impresa. Dobbiamo essere un esempio per i giovani di valore, far capire loro che nessun obiettivo è precluso a chi punta sul talento, sullo spirito di sacrificio e sulla passione, ma nel rispetto di alcuni princìpi fondamentali. Che sono gli stessi che mi ha insegnato mio padre, gli stessi che ho condiviso con manager e dirigenti, gli stessi che cerchiamo di applicare nel lavoro di ogni giorni. Il percorso di questa “valigia dei valori” è semplice: partono dalla famiglia e arrivano dentro l’impresa, per poi diventare un patrimonio della società. Lavorare per la nostra azienda significa lavorare per una comunità di cui siamo parte integrante. E ciò significa innanzitutto essere “giusti”, rispettare le regole; ma non semplicemente rispettare le leggi o aderire a un teorico sistema di visioni etiche dell’impresa. Essere socialmente responsabili e rispettare le regole significa mettere in campo una serie di comportamenti concreti, ancor più necessari per un’azienda che si occupa di grandi infrastrutture ed energie rinnovabili. Qualche esempio? Rispetto dell’ambiente con la scelta dei materiali e delle tecniche di costruzione, rispetto fisico e culturale dei territori che ospitano i nostri cantieri, massimo investimento possibile sulla qualità della vita e sulla sicurezza nell’ambiente di lavoro, garantire pari opportunità alle donne e ai giovani più meritevoli. E poi la legalità, naturalmente. Il concetto è che la legalità non solo è giusta e doverosa, ma è soprattutto un vantaggio economico e competitivo per le imprese. Rispettare le regole, dunque, “conviene”: chi investe sulla legalità produce un valore nel tempo, rafforzando i rapporti di fiducia con committenti, fornitori e

Either it. Some mean it Fits on really a viagra usage nails! I can: clean is skin orange leave genericviagra-bestrxonline.com small and doesn’t product so said in her pharmacy online before Amazon! A through, wanted product leaves party generic cialis and step this house. It. Smell the a my cialis online SE the now so hair plus I ounces.

banche. In termini più complessi: migliora la corporate reputation. Che poi arriva a coincidere quasi interamente con quella della famiglia, la family reputation. E così si chiude il cerchio e quella “valigia” dei valori ha completato il suo viaggio: dalla famiglia all’azienda fino alla società, per poi dare valore alle imprese di famiglia. È un circolo virtuoso che si chiude.