L’ennesima strage di immigrati riapre il tema dell’immigrazione e mercato del lavoro e della loro presenza in Italia. Gestire delle vite umane in termini di emergenza senza un piano strategico di respiro europeo è una delle debolezze più evidenti della politica comunitaria.

Ma il pericolo più grande è quello di guardare a questi avvenimenti solo attraverso la lente degli stereotipi e non riuscire a vederci i segnali di un mondo che cambia e che ci chiama a cambiare. Da imprenditore mi chiedo quale siano le dinamiche del mondo del lavoro che riguardano gli immigrati.

Secondo alcuni studi della Fondazione Moressa, che da anni si occupa di studiare tutte le tematiche relative all’immigrazionee il mercato del lavoro, nel 2012, a fronte dei 12,6 miliardi di euro spesi per i profughi, l’Italia ha ottenuto dai migranti 16,5 miliardi di euro, più 8,9 miliardi di contributi previdenziali per gli stranieri. Pertanto, gli “immigrati” hanno fruttato 3,9 miliardi di euro all’economia italiana. Ladri di lavoro? Gli immigrati che arrivano in Italia spesso hanno il coraggio dei disperati. E in un momento in cui quasi nessuno vuole rischiare, creano anche lavoro: possiedono l’8,2% delle aziende e producono 85 miliardi, il 6,1% del valore aggiunto nazionale. Da imprenditore tutto questo dovrebbe farmi paura? Dovrei temere un’invasione sociale e culturale?

Da imprenditore, invece, tutto questo mi sprona a pensare che quando la competizione si fa dura occorre fare ancora un pezzo di strada in più per crescere. La mia azienda lavora da anni

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in tutto il mondo e non ho la presunzione di pensare che gli altri Paesi non abbiano lo stesso diritto di tentare fortuna nel nostro. La competizione è il terreno privilegiato per far fiorire il merito.

Dire poi che in Sicilia temiamo le contaminazioni sarebbe rinnegare la nostra storia: la nostra isola fiorisce di bellezza perché ha ospitato tantissime culture e le ha fatte incontrare. Forse, oltre alle cifre del mondo del lavoro, dovremmo ricordare pure questo.