Vi sottopongo il testo di un articolo pubblicato dal Sole-24Ore Sud, con un mio intervento sul futuro del mercato dell’edilizia in Sicilia. Disponibile anche nella rassegna stampa del sito Cogip


Edilizia in caduta libera

Era il fiore all’occhiello dell’economia siciliana per la sua capacità di mobilitare risorse e investimenti. Oggi è un settore in ginocchio come hanno raccontato i rappresentanti del settore scesi in piazza ieri a Palermo. Stando alle rilevazioni dell’Osservatorio regionale dell’Ance Sicilia, l’associazione dei costruttori edili, nel 2010 sul 2007 il numero degli appalti è diminuito del 53,9%, mentre il valore complessivo delle opere poste in gara è crollato del 57,9 per cento. «Una situazione così grave non si registrava da almeno 35 anni – dice il direttore Ferdinando Ferraro –. Solo nell’ultimo biennio, il settore ha perso a livello regionale 20mila posti di lavoro».
Sempre in base ai dati rilevati da Ance Sicilia dai bandi pubblicati sulla Gazzetta ufficiale, lo scorso anno sono state messe in gara 570 opere contro le 661 del 2009 (circa il 14% in meno) e, sempre su base annua, il loro valore è diminuito del 9,51 per cento, passando da 590,5 a 534 milioni. «Numeri che dimostrano come le imprese isolane siano costrette a spartirsi le briciole» afferma il presidente di Ance Sicilia, Salvo Ferlito.
Se nell’attuale fase è impossibile reperire nuove risorse, gli stati generali delle costruzioni puntano il dito sulla perdita dei tanti finanziamenti già assegnati. Come la dote di oltre 6 miliardi per realizzare nuove infrastrutture in Sicilia. Sono in particolare 29 i progetti di opere pubbliche, pronti a andare in cantiere ma fermi: uno stock dal valore complessivo di 700milioni che adesso si ritrova senza fondi. «Un danno enorme, causato dalla lentezza della burocrazia regionale e dalla sordità di una classe politica locale prona davanti alle scelte del governo nazionale», lamenta Andrea Vecchio, presidente dell’Ance Catania.
Tra le conseguenze più allarmanti, il blocco dei pagamenti per i lavori eseguiti, il cui ammontare oggi si attesta su oltre un miliardo. Un confronto tra costruttori edili siciliani e regione pare comunque essersi avviato nei giorni scorsi. In un incontro con l’assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo, i vertici dell’Ance Sicilia hanno proposto di coinvolgere il sistema bancario per anticipare alle imprese le somme dovute dagli enti pubblici. Interventi rapidi servono, inoltre, per arginare il fenomeno dei ribassi eccessivi nelle gare. «Negli ultimi anni imprese anche di grosse dimensioni, sono riuscite, pur di lavorare, a aggiudicarsi appalti con ritocchi sui costi fino al 53% rispetto al prezzo base d’asta», rimarca il direttore di Ance Sicilia. «Con ribassi così anomali, ci sarebbe di che sospettare, sia riguardo all’effettiva osservanza degli standard legali previsti per l’esecuzione dei lavori, sia su operazioni di riciclaggio di denaro», sottolinea Luigi Colombo, ex deputato regionale e consulente in materia di lavori pubblici din grande cooperativa.
Inutile, sostengono all’Ance, ricorrere a palliativi di breve durata, come l’attivazione di cantieri di lavoro per piccoli interventi di manutenzione. «Per questi la Regione ha sottratto al settore edilizio risorse pari a 300milioni – puntualizza Ferraro –. Bisognerebbe invece frazionare il valore dei bandi, per facilitare la partecipazione delle piccole e medie aziende locali».
Per il settore il futuro appare molto incerto. «Non ci sono ricette risolutive per uscire dalla crisi, ma una scelta più pagante, di certo, è quella di puntare con coraggio sul mercato globale», dice Mimmo Costanzo, co-fondatore del gruppo catanese Tecnis, oggi tra le 25 più grosse imprese di costruzione italiane e principale general contractor del Sud, con circa 300milioni di fatturato annuo e l’80% del business distribuito fuori dalla Sicilia, tra l’Italia e il Nord Africa, soprattutto in Tunisia. «La crisi può essere un’occasione per ripensare l’intero settore delle costruzioni sostiene Costanzo –. Da una parte le imprese devono puntare sulle risorse umane, assumendo laureati e attingendo al prezioso bacino di operai specializzati che è un reale vantaggio competitivo. Dall’altra le banche devono fare la loro parte, trasformandosi in partner finanziari».