Stamattina ho letto un articolo che, pur non facendomi scoprire nulla di nuovo, mi ha molto impressionato. E’ come quando hai delle sensazioni o magari delle idee e poi le vedi quasi tutte messe in ordine, nero su bianco.

L’articolo a cui mi riferisco è sul Sole-24Ore e parla delle ormai comprovate infiltrazioni della criminalità organizzata in Africa. 

L’Antico Continente è il nuovo mondo della camorra. Valigette zeppe di soldi che viaggiano tra la Campania e il Centro Africa; investimenti milionari dietro cui nascondere gigantesche operazioni di riciclaggio; e oscuri accordi commerciali (e diplomatici) tra «colletti sporchi» e padrini senza scrupoli che spuntano con sempre maggiore frequenza nelle inchieste della Dda di Napoli. Non suggestioni investigative o ipotesi di lavoro, ma tracce ben evidenti nelle intercettazioni telefoniche e nei verbali dei collaboratori che raccontano l’universo in movimento della camorra che si fa società per azioni internazionale.

L’articolo continua con molti dettagli sull’indagine, vi rimando al link sotto per leggerlo in versione integrale. Chiaramente gli interessi dei boss (che sicuramente non saranno soltanto dalla Campania, ma da tutte le regioni ad alto tasso di criminalità) sono un serio problema. Sia per l’immagine di un Paese come l’Italia che stenta sempre a conquistare nuovi mercati, sia per tutti quegli imprenditori che hanno iniziato un percorso di internazionalizzazione seria e rigorosa. E per me che conosco bene e amo il continente africano è un doppio colpo al cuore avere contezza di quello che succede. Da uomo, prima ancora che da imprenditore, ho apprezzato la bellezza di questi luoghi e della gente che li vive. Ma anche la profonda fragilità del tessuto istituzionale-burocratico, che in molti casi è «permeabile» alla corruzione. Che non è soltanto legata al rapporto con organizzazioni mafiose strutturate, ma dipende anche dalla disponibilità del singolo a ≪scendere a patti» con chi ti propone scambi al di fuori della legalità.

Ma anche in questo caso si può scegliere di non essere come gli altri. E’ chiaro che le istruzioni e la magistratura (non solo Italia, ma anche nei Paesi africani) devono combattere le infiltrazioni e questo «export» della peggiore parte della nostra economia. Però ogni singola persona che si trova a operare su questi mercati deve tenere la schiena dritta ed evitare di fare compromessi. Anche quelli che sembrano più facili. A parole è facile, ma vi assicuro che per chi si trova a dover gestire i rapporti su questi mercati emergenti non sempre è facile e scontato. Ed è per questo che bisogna essere doppiamente coraggiosi – oggi – per premere l’acceleratore sull’internazionalizzazione. 

Leggi l’articolo del Sole-24Ore