Vi segnalo un’apprezzabile iniziativa degli studenti di Catania (facoltà di Ingegneria) con un articolo tratto dal bollettino d’ateneo (www.bda.unict.it) firmato da Giuseppe Melchiorri. E’ una bella storia, che mi piace – seppur indirettamente – raccontare.

Giuseppe Melchiorri

La palestra dell’ex convento delle Verginelle di via Teatro Greco potrebbe, ad esempio, divenire un centro di enogastronomia, con tanto di “wine bar” e ristorante, dove svolgere anche corsi di degustazione vini e di cucina. L’ex mercato di via Santa Maria della Catena una comunità giovanile ‘non politicizzata’ con laboratori e gallerie d’arte e spazi espositivi. Sono solo due dei 24 progetti realizzati dai centoventi studenti del corso di ‘Architettura e composizione architettonica 3’ (cdl Ingegneria Edile Architettura) della facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania, tenuto dal prof. Riccardo Dell’Osso.
I giovani allievi ingegneri, seguiti dagli arch. Stefania Marletta e Venera Ardita e dalle tutor Emanuela Forzese ed Elisa Longhitano, hanno individuato 22 “edifici-risorsa” a Catania, sia nel centro storico che nella periferia della città, e altri 2 nella parte antica di Paternò da riqualificare, attraverso una serie di progetti per insediarvi eventuali comunità giovanili. Le altre proposte di trasformazione riguardano anche l’edificio di piazza Santo Spirito, il villino Rametta a Catania, l’ex Mattatoio di via Domenico Tempio, gli ex cinema Concordia e Midulla nel cuore di San Cristoforo, casa Castagnola e villa Fazio a Librino, villa Gentile Cusa a Cibali, il parco Gioeni.
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Le sperimentazioni progettuali, tutte rigorosamente “a misura di giovani”, sono state presentate questa mattina nel nuovo edificio della Didattica della facoltà di Ingegneria, nell’ambito di una mostra dal titolo “Luoghi e forme per l’aggregazione giovanile”. All’inaugurazione sono intervenuti Andrea Fantoma, capo del Dipartimento ministeriale della Gioventù, che ha patrocinato l’iniziativa, il preside della facoltà Luigi Fortuna, il direttore del dipartimento di Architettura ed urbanistica dell’Ateneo, Paolo La Greca, il presidente del corso di laurea in Ingegneria edile, Angelo Salemi, e l’assessore all’urbanistica del Comune di Paternò, Daniele Venora.
L’esercitazione svolta dagli studenti del corso si inserisce in un progetto di ricerca dal titolo “Comunità giovanili come occasione di rigenerazione urbana. Luoghi e forme per l’aggregazione giovanile nel paesaggio contemporaneo”, condotto dall’architetto Marletta del Laboratorio per il paesaggio urbano e la mobilità del Dau, con il patrocinio del Ministero per la Gioventù.
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«Gli obiettivi di questo lavoro sono principalmente due – ha spiegato l’architetto Marletta-: favorire e incrementare la cultura giovanile creando spazi di aggregazione autogestiti e innescare un meccanismo virtuoso che, attraverso il recupero dei beni inutilizzati, possa portare a un miglioramento della qualità urbana, e quindi a realizzare sviluppo sociale. Catania e Paternò sono città pilota per questo tipo di progetti, ma siamo convinti che questo modello sia esportabile su scala nazionale, sempre tenendo conto della specificità di ogni singola città». «Presto – ha continuato Marletta – sulla base dei risultati raggiunti da questa esercitazione, prepareremo un dossier da consegnare agli enti locali, nel quale indicheremo delle linee guida per aiutare gli organi di governo ad individuare gli edifici-risorsa e i relativi criteri di intervento».
La mostra è stata realizzata con l’aiuto dell’ing. Nunzio Felici dell’Agenzia del territorio, della dott.ssa Margherita Oliva, dell’assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Catania dell’arch. Antonio Iannizzotto e dei geom. Giuseppe Catalano, Salvatore Distefano e Giovanni Palermo della direzione comunale Patrimonio e sarà visitabile fino a giovedì 2 dicembre. «Per noi è stata un’esperienza molto formativa – ha commentato uno degli studenti che hanno presentato un progetto, Carlo Pennisi -. Non solo ci siamo trovati ad affrontare un progetto di ristrutturazione di un edificio, ma soprattutto abbiamo dovuto portare avanti un lavoro di analisi pre-progettuale, attività per noi completamente nuova. Ci siamo dovuti confrontare con l’ambiente esterno, studiando le ragioni del degrado di alcuni luoghi, parlando con i cittadini e cercando di comprendere le loro necessità. Un lavoro di straordinaria crescita professionale e umana».
«L’attività del mio gruppo – ha affermato un’altra studentessa, Martina Firrincieli -, riguardava la riqualificazione della zona di Casa Castagnola e di Villa Fazio, a Librino, dove attualmente si trovano un asilo e una chiesa anglicana. Mantenendo questi spazi già presenti, il nostro progetto ha cercato di prevedere alcune delle strutture di cui hanno bisogno i giovani della zona, come campi sportivi, spazi verdi ben mantenuti e arredi d’esterno».